La prima volta è stato di notte, l'autostrada illuminata dalla luna, una striscia di asfalto liscia tra le montagne. Ho spento le luci guidando. In lontananza, oltre le cime, sul mare, la tempesta in arrivo. Con me: brividi come fitte, senza aggiunta di roba, solo un bicchiere di vino dopo la doccia, prima di mettermi in viaggio. Appena raggiunta la baia, con la voce al telefono, le prime gocce, le labbra, la lingua. Il suo gusto, mai provato. Nudi, sul cotto tiepido della villa messa a disposizione dalla società. Il mare sotto, a picco verso la spiaggia. La seconda volta, un'altra piazza, un porticciolo bagnato e deserto, il mare dalla finestra. Siamo riusciti persino ad andare a cena, prima mi ha scopata sul ripiano di marmo dell'isola, al centro della cucina. Poi l'ho guardato leccare e mordermi forte i capezzoli mentre spingevo sopra e sentivo il suo cazzo tendersi e vibrare. Mai goduto così, nello stesso istante, più volte, fino all'alba. Ero fatta, molte ore più tardi. Il dobermann D-Squared, una luce viola nel buio della stanza. Telefonino in mano, voce roca registrata: sorridi, fammi vedere. Fissato con questi video di me nuda nel suo letto, per le sue case. A lei non lo chiedi, perchè? Osservavo lo stucco della camera da letto, ascoltavo. E' continuato a piovere per tutta la notte, non mi sono persa una goccia.




