
Dovrei guardare l'acropoli, il mio volo è partito questa mattina all'alba, io invece chiusa in riunione. L'Uomo Perfetto è imbarcato, Glam City deserta e torrida alle otto di sera. Ordiniamo del vino bianco ghiacciato aspettando le ultime conferme da Roma per lo scudetto di domenica, l'aria condizionata ronza al minimo, suona il telefono e rispondo distratta. Non è mai finita, finchè non è finita, hai detto una volta. Il Selvaggio è sorpreso, io di più, chiedo, non dovresti essere in Grecia stasera? Lui ribatte lo stesso. Siamo gli unici due a non aver preso quel volo, schedulati assieme, su file diverse. Mi batte il cuore, sono una bambina stordita dal caldo, dalla stanchezza, dall'emozione. Quando arrivo al locale lui è già seduto e sorride. Non è cambiato niente, non cambia mai finchè non lo decidi davvero. Laviny, sei sempre in ritardo. Rusty, ti piace aspettarmi. Guardi i miei sandali rossi Dolce&Gabbana, impercettibilmente ci lasci gli occhi. La gamba sfiora la mia pelle nuda, sposto appena la gonna di seta. Dici, puoi smetterla di toccarla?
Grandina alle nove e non smette fino a notte inoltrata. Le vetrate sul mio terrazzo sono spalancate, la pioggia comincia a bagnare il parquet. Chicchi di ghiaccio rintoccano sul legno. Ne prendo uno nella mano ed è caldo. Le candele ondeggiano sul corpo nudo, si diffonde odore di erba tagliata.






