martedì, 24 aprile 2007

Il Cino ha un taglio di occhi disegnato sull'azzurro che c'è dentro. Quando ti guarda ha questo modo di mettere a fuoco, li stringe, ma è per scuoterti bene, il basso ventre recepisce immediatamente. Un naso regolare e una perfezione di labbra, carnose. Se gli passi una mano tra i capelli non fluisce nulla, per via dei dread. Che poi proprio dread non si può dire. Più che altro, una coda fatta a caso e un altro cespuglio castano che sono diventati solidi dopo l'ennesima doccia in spogliatoio. Non porta nè slip, nè boxer, sotto i jeans. Ha un giubbotto di pelle nero, liso, che butta su decine di t-shirt e una giacca blu. E' un marsigliese della banlieu, guida una macchina americana decappottabile e vive in un loft di parquet scuro, a tavole larghe e lunghe. 

Il Selvaggio l'ho visto una volta sola con sneakers e un jeans denim Diesel scuro. E' elegante, distinto, con le cifre sulla camicia e le scarpe inglesi cucite a mano. Guida una macchina tedesca, ha capelli tagliati corti, occhi scuri e una bocca in posa, polposa, su denti bianchissimi. Un sorriso sfoderato che ti dice, sei l'unica al mondo. Non ho mai visto la sua casa. L'unica volta che abbiamo scopato su un letto era circolare, c'erano luci blu che cadevano dall'alto e una cabina doccia con la cromoterapia a nebulizzazione. Ma non era roba sua.

E poi c'è Il Bomber, ma di lui sai già tutto quello che puoi. 

postato da: Laviny alle ore 09:51 | Permalink | commenti (13)
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lunedì, 23 aprile 2007

Comè questa cosa? Tutto, forchè te? Non può avere senso, così. Versi dell'altro vino ghiacciato, la valigia da Shanghai ancora intatta, aperta, sul pavimento. Dici, guarda la mia intervista. Design democratico? Ma come lo definisci questo? Non so cazzo volevo dire. Non avevo dubbi. Tiri fuori la macchina fotografica, mi guardi, in piedi al centro della stanza, nuda, eccetto le decoltè Dolce&Gabbana, dici, posso? Io ti lascerei fare, sarebbero immagini stupende, data la tua mano e il tuo occhio, ma rispondo, no che poi mi ritrovo su you tube questa sera stessa. La rivista ancora aperta tra le mani, le tue labbra sul collo, scostano i capelli e gli orecchini. Il tuo cazzo nei jeans senza altro, preme duro. Inizi a scoparmi così, in piedi, al centro. Suona il tuo cellulare, poi il mio, vedo una lama di sole sul divano che rimane lì, immobile, finchè non mi porti sul letto. Dici, andiamo a Ibiza, a casa mia, facciamo un week end solo noi, trova una scusa. Le scuse sono costose, rispondo. Non sai quanto, penso. Forse, domani sera. Devi organizzarti, per la spogliarellista brasiliana che resterà a guardarci, per la bamba che mi farai prendere, con la mia cannula d'oro. Magari tiri su di me. Ti dico, guarda che pelle diversa che hai, sembro quasi straniera. Altro vino, il tuo cazzo è enorme, non lo ricordavo così. Dici, non ci sei mai per me. Mi scopi forte da dietro, poi mi giri in fretta e guardandomi vieni dentro, con le mie gambe sulle tue spalle. Mi fai male, ma non ti dico niente. Sono malata, ormai. Vedo il Selvaggio al posto tuo, sento la sua voce. E' un martello, non un sussurro. Rientro in ufficio a riunione iniziata. Tolgo gli occhiali Chanel, E. mi guarda e piano dice, tutto ok? E' il mio turno, tutto a posto, tutto deve andare avanti come da accordi. Un sms riempie lo schermo, quanto mi piaci, Laviny. E' il Cino.

postato da: Laviny alle ore 14:14 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 20 aprile 2007

L'estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza/nuovi amori da piazzare sotto il sole/il sole che bruciava lunghe spiagge di silicio/e tu crescevi, crescevi sempre più bella/fiorivi sfiorivano le viole/e il sole batteva su di me/e tu prendevi la mia mano/mentre io aspettavo/i passi delle onde che danzavano sul mare a piedi nudi/come un sogno di follie venduto all'asta/la notte quella notte cominciava un po' perversa/e mi offriva tre occasioni per amarti e tu/fiorivi sfiorivano le viole/e il sole batteva su di me/e tu prendevi la mia mano/mentre io aspettavo/il sole che bruciava bruciava bruciava bruciava/a tu crescevi crescevi/crescevi più bella più bella/fiorivi sfiorivano le viole/e il sole batteva su di me/e tu prendevi la mia mano/mentre io aspettavo te mentre io oh ye aspettavo te/si lavora e si produce si amministra lo stato/il comune si promette e si mantiene a volte/mentre io ho ye aspettavo te/il marchese La Fayette ritorna dall'America/importando la rivoluzione e un cappello nuovo/mentre io aspettavo te/ancora penso alle mie donne quelle passate/e le presenti le ricordo appena/mentre io aspettavo te/Otto von Bismark-Shonhausen per l'unità germanica/si annette mezza Europa/mentre io aspettavo te/Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo/tuttora in voga mentre io oh ye aspettavo.

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martedì, 17 aprile 2007

Non è così semplice chiudere la scrittura di un contratto in equilibrio sulla scrivania, con le due dita del Capo dentro, a spingere a fondo. Se non ti bagni mi incazzo. Adesso mi concentro.

postato da: Laviny alle ore 10:56 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, 16 aprile 2007

Sono Laviny, trent'anni, un marito, tre amanti e mezzo, un lavoro, un Porsche Cayenne Turbo nero, un pastore maremmano, due nipoti biondi con gli occhi azzurri, un'iniziazione, una Mercedes SLK blu indaco con gli interni di pelle candida, dieci collaboratori, una laurea, una pessima abitudine, due brevetti subacquei, un patentino da pubblicista, una ferita alla mano, una segretaria, un diamante Buccellati da tre carati e mezzo, una delusione, due amici veri, un tatuaggio, una famiglia allargata, una sorella, un cognato che scopava me prima di sposare lei, tre cellulari Motorola V3 Dolce&Gabbana, un I Pod rosa, una relazione lesbica, più di cinquanta paia di scarpe, meno di quaranta paia di stivali, circa un centinaio di borse, un attico, un'emozione grandiosa, un giardino pensile giapponese, un'operazione di chirurgia estetica, tre carte di credito, due conti bancari,  due ex amiche, trecento chilometri di distanza da casa, una barca a vela di 16 metri, un video musicale, due amori, decine di viaggi per il mondo, mille e cinquecento buoni consigli.

postato da: Laviny alle ore 14:09 | Permalink | commenti (16)
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venerdì, 13 aprile 2007

Ho messo mare, terra e voli tra me e Rusty. 

A Miami il Bomber è riuscito a raggiungermi e mi è piaciuto il suo sapore, a sorpresa. Io, tra una piccola folla di italiani che urlano di gioia mentre la tua voce attraversa l'oceano, dritta nelle mie orecchie. 

Rimandare, non si può oltre. Tu non vuoi più parlare. Non so se per lui, o per il Cino, o per quello che hai sentito da lei. Farmi ridere davanti a un bicchiere di vino bianco ghiacciato, infilando la tua mano sotto per sentire il reggicalze mentre dici, Laviny tu mi fai impazzire. Spingermi contro lo sportello della macchina,  non farmi andare via, baciarmi premendo contro di me la gamba, aprendomi, scoparmi da dietro distratto e affamato, mentre distratto tu non lo sei mai. Nyc ti aspetta, ora. Anche tu infilerai qualcosa tra me e te. 

postato da: Laviny alle ore 16:16 | Permalink | commenti
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