
Il Cino ha un taglio di occhi disegnato sull'azzurro che c'è dentro. Quando ti guarda ha questo modo di mettere a fuoco, li stringe, ma è per scuoterti bene, il basso ventre recepisce immediatamente. Un naso regolare e una perfezione di labbra, carnose. Se gli passi una mano tra i capelli non fluisce nulla, per via dei dread. Che poi proprio dread non si può dire. Più che altro, una coda fatta a caso e un altro cespuglio castano che sono diventati solidi dopo l'ennesima doccia in spogliatoio. Non porta nè slip, nè boxer, sotto i jeans. Ha un giubbotto di pelle nero, liso, che butta su decine di t-shirt e una giacca blu. E' un marsigliese della banlieu, guida una macchina americana decappottabile e vive in un loft di parquet scuro, a tavole larghe e lunghe.
Il Selvaggio l'ho visto una volta sola con sneakers e un jeans denim Diesel scuro. E' elegante, distinto, con le cifre sulla camicia e le scarpe inglesi cucite a mano. Guida una macchina tedesca, ha capelli tagliati corti, occhi scuri e una bocca in posa, polposa, su denti bianchissimi. Un sorriso sfoderato che ti dice, sei l'unica al mondo. Non ho mai visto la sua casa. L'unica volta che abbiamo scopato su un letto era circolare, c'erano luci blu che cadevano dall'alto e una cabina doccia con la cromoterapia a nebulizzazione. Ma non era roba sua.
E poi c'è Il Bomber, ma di lui sai già tutto quello che puoi.








