
E insomma, da lui ci sono tornata. Ieri. Fino a sera.

E insomma, da lui ci sono tornata. Ieri. Fino a sera.

C'è poco da dire in merito alle situazioni in atto. Il Bomber fa il suo gioco sporco, più sporco che mai. Lo sapevo, mi avevano avvertita in ogni modo, era una specie di manifesto di pensiero e io sono andata ugualmente. Davanti a certi uomini come fai a tirarti indietro? E' impossibile, credimi. La gestione, per come la vede lui e per come la fa vivere a me, è ottimale se ci pensi. Ora gioca con me e una mia amica. Dice, chiamo la brasiliana se non vuoi coinvolgere lei, magari così è più facile per te. Vorrei rispondergli che in realtà, escluse un altro paio di questioni, sarebbe semplicissimo: quando gioco lo faccio fino in fondo, non ci sono limiti e io vado. Ma come sai questa è la mia vita e devo tener presente il tutto, per quanto mi sia possibile. Sospeso.
Rusty è il solito. Gli manco, mi cerca, mi segue, mi prende e ci mette altro tempo in mezzo. Non mi sto lamentando. Solo, è un po' statico, quella bellezza tipica dei modelli, una statua di sale, un quadro raffinato, di fronte al quale non riesco a trovare un solo difetto, che rimane appeso ad una parete immacolata e perfetta. Forse è l'ideale, in fondo volevo questo, zero domande, zero problemi, zero possessione. Ma la passione non viaggia così. Non la mia, per certo. Sincopato.
F.F continua a farmi regali di ogni tipo, pagando ogni ora che riesce a stare con me. Mentre facevo la doccia nel bagno della sua camera, una settimana fa, e uscivo avvolgendo un asciugamano addosso, lasciandomi cadere sul letto matrimoniale, pensavo che forse sto esagerando con lui. Probabilmente stiamo esagerando entrambi, nel suo loft, prima sul tappeto Armani nero, poi sul tavolo antico della cucina, circondati dalle maxi foto Dolce & Gabbana sue e di sua moglie. A volte riesco ancora a rendermi conto.

Questa mattina in coda scorrevo gli ultimi messaggi del Bomber. Sabato voleva vedermi, dopo l'allenamento, ma io non c'ero, soliti problemi di agenda. Tu dici, anche per scopare devi organizzarti? Certo, la mia situazione è questa. Immersa nel mio nuovo giacchino Zegna stavo al tepore dello zibellino quando ho aperto una foto e il suo cazzo duro ha riempito tutto lo schermo del cellulare: ha la cappella gonfia, le vene in risalto, molto grosse, per tutta la lunghezza e sta proprio dritto da solo. Lui è sdraiato, non mi sembra di casa il letto che si intravede, probabilmente l'hotel dell'ultimo ritiro. Ora è tutto diverso, da quella prima volta. Mi cerca e mi vuole, chiede sempre i miei video, io ho più voglia e meno emozione. Forse la racconto anche a me questa storia, finchè non torno da lui non lo saprò.

Vengo riammessa al Club. Prima ho un appuntamento, arrivo alle due meno un quarto credendo che tutti siano già al caffè, invece aspettano ancora l'antipasto. Il mio umore è in bilico, il Bomber vuole vedermi nel pomeriggio, ho già preso un permesso in ufficio, ma questa storia deve finire, non posso esagerare. Nessuno chiede niente, ma è una questione morale e di deontologia, queste cose mi stanno sul cazzo, ecco. Al tavolo servono la terza bottiglia di bianco, sapessi di dover rientrare non lo toccherei nemmeno, mi sono imposta di non berne, invece appena ne ho nel bicchiere lo vuoto in fretta. F. è di ottimo umore, figuriamoci, dopo le scenate di mercoledì notte e tutta la manfrina che ho dovuto sopportare in questi giorni, vorrei vedere. Io no, continuo a guardare lo schermo del cellulare aspettando di leggerci un messaggio preciso, ma non succede. Un'ora e mezza dopo sto attraversando Garden City, in pieno giorno, in un orario in cui dovrei essere ovunque forchè qui. Quando arrivo alla casa in collina lui è molto nervoso. Mi tira dentro dicendo, devi piantarla di trattarmi così. Mi spinge sul tavolo di pietra, alza la gonna e mette dentro un cazzo che non ricordavo così grosso. Mi fa godere all'istante, mi bagno tantissimo. Dice, ti sei messa il reggicalze per me o per quel calciatore del cazzo? Riesco a dirgli, solo per te. Mento, lui ci crede, dopo una sua spinta più a fondo, ci credo anche io. Poi lo sento frugare in un cassetto, ne estrae un paio di manette e con una corda mi appende alla trave a vista nel mezzo della stanza. Mi lascia così, mi guarda, le ha strette per bene, io tiro verso il basso e le sento sui polsi, l'accaio freddo, i cerchi affilati. Gli dico, non puoi lasciarmi segni, lo sai. Risponde, invece i lividi di quello stronzo sì? Sei proprio troia, amore. Mi tira giù, stringendo i miei capelli mi spinge sul letto, in camera. Dalle sue finestre si vede il bosco, qui è davvero bellissimo. Avvia la funzione video e mi riprende con le manette ancora chiuse. Mi gira, mi rigira e poi mi scopa sotto di lui, le gambe chiuse, gli piace sentirsi stretto così. Ora vuole venire, basta occuparsi di me. E' alto più di due metri, il suo peso addosso mi fa impazzire, è non potersi muovere da lì e subire tutto. Ha questo modo grezzo e violento nelle mani, nelle gambe e nel cazzo.

Il disgelo non è alle porte. Non se ne avverte nemmeno il profumo, sai come l'erba appena bagnata, o l'asfalto quando brucia in estate, o la terra, di notte, quando soffia il vento caldo e magari sei in campagna. Niente, nemmeno un indizio. Ieri sera, al terzo bicchiere di vino bianco, l'ho guardato negli occhi e semplicemente gliel'ho detto, dovrebbe bastarti la mia voglia di te. Ho detto, tu mi fai godere, se mi chiedi bene perchè ti rispondo che non lo so nemmeno io il motivo. Ma è così. Poi usciamo e io trovo un post it sotto il tergicristallo con sei stupenda, vorrei conoscerti e ti dico lo vedi che cinema, tutte le volte, quando si tratta di me? Sorridi e mi sembra tu possa capire. Anche se non ci scommetterei. Il tempo di raggiungere le altre al ristorante e arriva un tuo messaggio, dei soliti, richiesta di certezza. Ecco, questa, non cercarla mai dalle mie parti. Chiedimi tutto, lo sai che sono capace di qualsiasi cosa, ma non ciò che non so. Non quello di cui non ho bisogno io per prima.