
L'appartamento si trova in una strada privata, poco fuori una cittadina della Provincia Meccanica. E' ben posizionato e senza indicazioni sarebbe difficile trovarlo. Lui mi guida al cellulare da appena prima del casello: quando sarai sulla via non puoi sbagliare, guarda a destra e vedrai il mio porsche parcheggiato fuori. Lo stabile è molto signorile, non mi lascia sola finchè, superata la piscina coperta e la palestra, non arrivo davanti all'ascensore. Premo secondo piano. La porta è aperta, io penso che si fidi anche troppo, potrei avere con me una telecamera, una mini fotocamera e farmi un sacco di soldi, con questo appuntamento. Ma niente di tutto, lui dice che sono speciale e non ha paura. Io tremo impercettibilmente mentre gli chiedo se posso caricare il telefono ad una presa. In un modo violento sono emozionata. E' in camera da letto, si sta vestendo. La casa è calda, me ne accorgo mentre sfilo il cappottino Prada. Il salone è molto ampio, un enorme divano bianco è posizionato sotto la finestra centrale. Noto una chaise longue Frau in pelle e il tavolo Cassina di cristallo opacizzato. Ha il mio stesso cd audio Bang&Olufsen, montato in verticale, sul supporto, esattamente come il mio e le stesse identiche casse. Il plasma è sul canale generico di musica. Lui indossa jeans Dolce&Gabbana strappati e una t-shirt verde. Ha i capelli lunghi e folti e una pelle bellissima, non lo avevo notato prima. Dice ho organizzato la mia unica giornata di riposo mettendo te al primo posto. Sorrido e inizio a capire. E' educato, gentile, mi fa sedere accanto a lui. Vede i miei stivali, quelli di nappa Giancarlo Paoli, alti fin oltre il ginocchio. Dice, che stivali da puttana che hai. Sto rispondendo sono quelli dei video che ti piacciono tanto, lui mi attira a sè, mette le mani sotto il vestito, lo alza per guardare meglio il mio culo. Tira fuori la lingua, ma non tocca le mie labbra. Slaccia il reggiseno, ma non mi sfiora. Poi si slaccia la cintura e tira fuori un cazzo piuttosto lungo e già durissimo. Io gli dico, sarebbe meglio di no e mi alzo, vado verso verso il tavolo. Il fatto è che adesso ho voglia di lui, di sentire cosa è capace di fare. Mi siedo sull'angolo, apro bene le gambe, metto i piedi su due delle sedie che sono sotto. Lui è davanti a me, prende il cazzo, inizia a menarselo in fretta, sposta lo sguardo dalle mie gambe aperte ai miei occhi e andiamo avanti così finchè non è più possibile. Mi gira, mi tiene giù, sul cristallo e lo mette dentro. Ha una cappella gonfia e grossa, vuole sentire ogni singola cosa. Dice, se sei puttana ti faccio godere come non hai fatto mai. Mi sfida, scatta qualcosa e io mollo gli ormeggi: allora fammi sentire, picchia forte. Lui tentenna, poi lo fa, il palmo ben aperto sul culo, mentre spinge più a fondo. Gli dico non mi fai male, cosa credi? Lo sento indurirsi e gonfiarsi ancora. Adesso mi sta scopando bene, ma non è il momento. Mi giro verso di lui, voglio vederlo, il Bomber, mentre ha questo sguardo torbido e perso, le mani sulle gambe, gli stivali sulle sue spalle, mentre mi stringe sensa lasciarmi un istante. E io tremo, alla fine, e godo, perchè lui continua a fottere in questo modo ed è un atleta, non si stanca. Così spacchiamo il tavolo, dice. Mi fa alzare, si butta sul divano candido, getta a terra un cuscino e aspetta. Glielo prendo in bocca che sta per venire. Bastano pochi movimenti della mia lingua, vado fino in fondo, glielo prendo tutto, lui gode urlando forte. Penso, cazzo i vicini. Ma siamo al centro del salone, l'appartamento è molto grande, la porta lontana e le finestre tappate, poca luce che filtra, sto buona così come sono. Rimaniamo in questa posizione per un pò, lui mi accarezza i capelli, io gli tocco le gambe, sento i muscoli tendersi sotto le dita, ha una pelle davvero liscia, incredibile per un uomo, penso. Risponde al cellullare, l'ennesimo giornalista che gli chiede come sta e come ha preso la sostituzione domenica. Lui alza la voce, fa un po' di scena, poi mi chiede ti sono piaciuto? Sì, super-Bomber. Decisamente sì.