
San Siro non è esattamente una chiesa di montagna e, forse, facessi un giro in piazza a Glam City passerei più inosservata che all'interno dei suoi sky box. Ma questa è l'idea. Le alternative sono in mano a lui, ora.

San Siro non è esattamente una chiesa di montagna e, forse, facessi un giro in piazza a Glam City passerei più inosservata che all'interno dei suoi sky box. Ma questa è l'idea. Le alternative sono in mano a lui, ora.
Pausa di dieci minuti non oltre per dirti che gli ho mandato un messaggio di pace: mi sculacci, quando ci vediamo? sono stata proprio una cattiva bambina in questi tre giorni. Non so dove sia ora, so che giocheranno mercoledì, a Milano, quindi probabilmente si sta allenando sotto la pioggerellina leggera di fuori. Qui hanno acceso il riscaldamento che cala dall'alto e ti avvolge tutto, fino ai piedi. Ho voglia di uscire.

Ieri hanno pareggiato. Non so se lui abbia giocato bene, se si sia innervosito o se sia soddisfatto della partita e della sua prestazione, ma alle 22.30 mi ha cercata sul cellulare, come aveva detto, e io non ho risposto. Non so se fosse ancora a Firenze, o appena atterrato a Malpensa. Per tutto il pomeriggio di venerdì non abbiamo fatto altro che messaggiare dai cellulari, lui in pullman, io alla mia scrivania, sommersa dalla chiusura del progetto a cui sto lavorando da circa un anno. Mercoledì è stata una notte incredibile, che non dimenticherò facilmente. Questa è l'unica cosa che so, al momento.

Il locale è nuovo, curato in ogni dettaglio e davvero bello. Sono a 300 chilometri da Glam City, in Hold Town, e sebbene tutto qui rimanga sempre uguale a se stesso, questo posto sicuramente no, prima non esisteva nemmeno. T. ci ha riservato un tavolo all'interno della saletta privata. L'ha fatta costruire esattamente come abbiamo sempre immaginato dovesse essere: tavolo spazioso, laccato nero, plasma al centro della parete di fronte, filodiffusione diretta con la consolle, vetrata all'esterno e porta a scomparsa per le uscite di emergenza. Quando portano il vino che abbiamo scelto arriva anche I. e al terzo brindisi mi rendo conto che, dei quattro uomini presenti, escluso uno con cui faccio l'amore regolarmente, con gli altri tre ho scopato in momenti differenti - ma a dire il vero, anche simultanei - in modi totalmente diversi per ognuno: di rapina, di istinto, di una chimica che non so spiegarmi nemmeno oggi. La cosa in più è che ora uno di loro è sposato a mia sorella, ma per il resto sembra tutto identico a come l'ho lasciato.

Dovrei andare a questo aperitivo. Lui è quello del bigliettino lasciato sul vetro della mia macchina la sera dell'aiuola divelta da quel coglione di Bruce e la sua Hummer pesante. E' un architetto anche lui, curioso. So che non andrò, il secondo appuntamento, quello di ieri sera dopo il lavoro, è stato il colpo di grazia: sono sfinita, senza forze, reduce da una riunione di quasi tre ore, a digiuno da almeno dieci ore. Cosa faccio, mi presento collassando? No. Rusty ha chiamato, oggi, ho fatto rispondere ad una collega, perchè non ho voglia di parlare e soprattutto ascoltare. Sono la sua scopata di inizio settimana ed è già tardi, per quello.

Funziona così: la mattina in cui decide, mi cerca sul cellulare chiamandomi "dottore" e dice che ha bisogno della cura. Se sono libera - magari sono in riunione e si crea quel silenzio sospeso aspettando che finisca la telefonata - gli rispondo affermativamente dandogli del Lei e lui alle tredici meno cinque esatte manda il taxi, che puntuale aspetta fuori dal mio ufficio. Quando arrivo a casa sua, lui è fuori dal portone, sulla strada e poi saliamo. La via è molto frequentata, il palazzo è centralissimo e ci sono le guardie giurate all'esterno. Il fatto è che all'ultimo piano sta il fratello del Cavaliere Mascherato e quindi le misure sono ingenti. La cosa mi fa sorridere, perchè ogni volta che varco quel portone penso in fondo che potrei avere un paio di guardie del corpo tutte per me, di quelle che danno il via libera o lo stop nei momenti giusti. Una volta è successo che mentre attraversavo quella strada per tornare alla macchina, lui fosse dall'altra parte del marciapiede e sono dovuta rientrare nei ranghi in maniera lucida e razionale il più velocemente possibile. Se avessi avuto qualcuno a lavorare per me sarebbe stato certamente più facile. L'appartamento è esattamente come l'ultima volta: la tenda del salone è ancora strappata, il tavolo di legno grezzo è sempre ingombro degli ultimi progetti di design a cui lavora - e anche di una polvere bianca a pezzetti che mi sembra tutto forchè lo zucchero filato che si rivela quando ci metto un dito - la sacca da sci appoggiata alla parete. Sulla sedia c'è il catalogo della porsche: mi fa vedere il nuovo modello che ha scelto, sempre un 996, ma di colore arancio, personalizzato sotto le portiere con il suo nome e probabilmente un "grazie papà" che mi fanno sorridere. Si toglie le scarpe, cammina sul parquet, è piuttosto caldo, dentro. Mi chiede se ho fame, se mi fermo per pranzo, io gli dico di no, ma è già troppo vicino e mi bacia. E' scosso da brividi impercettibili, il Famoso Architetto. Mi spinge in camera, continua a ripetermi che buon profumo, mi mancava tanto. Io mi lascio andare, perchè voglio solo il suo cazzo, senza di lui. Ricordo perfettamente il senso di pienezza che mi ha lasciato - gli dico piano che sono passati mesi, lui ribatte che non ci sono mai, che ho troppi impegni e che lui è sulla lista - e so che se non mi bagno a sufficienza mi farà male. Lui allarga le mie gambe sul letto, mi sfila l'abito Liu Jo dalla testa, mi lascia solo con gli stivali di nappa, nuda, e comincia a leccarmi. Lo fa lentamente, con cura, spingendo appena in superficie. Gli passo la mano tra i capelli, sono sempre folti, forse più lunghi. Quando non ce la faccio più lo tiro a me dalle spalle, gli dico dammelo ti prego e lui lo fa, così, aperta davanti a lui. Poi mi gira e tiene le sue mani sui miei capezzoli stringendoli da sotto mentre assesta delle spinte profonde e frequenti. Io sto godendo, lo voglio guardare, mi metto di fronte a lui ancora, ma non completamente, così alza la mia gamba e la tiene da parte, senza divaricarla attorno ai suoi fianchi. Quella posizione mi rende folle, gareggia con il viso e le mani sul muro. Non so come, veniamo nello stesso istante.
.jpg)
Una buona domenica. Mi sono svegliata molto tardi, una mano a cercarmi piano sotto le lenzuola, poi baci tra i capelli e il calore di un corpo sempre più vicino. Ancora completamente intorpidita dal sonno, quando ho realizzato che lui era rimasto, aveva già iniziato a togliermi le mutandine, lentamente sfilandole dal basso. Abbiamo fatto l'amore come in piena notte, continuava a ripetermi Laviny, avevo bisogno di sentirti, ho bisogno di te. Mi ha strappata definitivamente al dormiveglia riempiendomi di vita.