mercoledì, 29 novembre 2006

Alla fine Il Capo ci tiene in ufficio che sono le 20.00 e quando usciamo, io e lei, non ne possiamo più. La città è viva, il traffico in pieno, la strada lucida di umidità, andiamo a bere un aperitivo insieme. Rusty mi chiama al cellulare e dice vi raggiungo, io non so se sia una buona idea, ma perchè no, poi? Il Radetzsky è già nella sua versione invernale: porte chiuse, tavolini esterni spariti e i funghi scaldanti sul terzo gradino. All'interno troviamo due amici di F., il gioielliere e un altro mai visto prima, cappellino, abbronzatura e occhio azzurro, streatly from Milano Vende Moda. Al terzo bicchiere di vino rosso mi ha già raccontato la parte più recente e interessante della sua vita, mi ha fatto leggere due sms bollenti completi di foto esplicite dal suo cellulare, si è già avvicinato toccandomi il braccio e la vita tre volte, lampeggiando negli occhi a quel modo che sai dove va. Rusty non arriva, mi scrive di aspettarlo, di non rientrare a casa. E io lo faccio. Quando arriva, parcheggia frenando a secco dietro la mia macchina e la prima cosa che faccio è infilargli una cuffietta delle due dell'I-Pod. Lui rimane sorpreso, dice ma questa è musica da innamorati, allora io spingo avanti il cursore alla prossima canzone, sorride aperto, mi stringe a sè e mi bacia come vuole fare da circa due settimane. La mia portiera è aperta, mi slaccia il trench, vuole vedere come sono vestita: indosso un completo nero di cachemire Loro Piana, molto pulito, decoltè Miu Miu e un paio di parigine acquistate nel pomeriggio. Quelle lo fanno scattare, avvicina il corpo al mio, per farmi sentire quanto sia già duro il suo cazzo, mi stringe la nuca, mi bacia a fondo con la lingua, mette un dito a tirare il perizoma, sotto la gonna. Io sono bagnata in un momento, vorrei almeno controllare questo per un po', ma è difficile e il vino che ho bevuto non mi aiuta. Rischiamo di scopare ancora tra la mia macchina e la strada, ma stasera c'è troppo traffico e le luci di Natale ed è un casino, e non c'è motivo che valga abbastanza, per me. Gli dico lasciami andare che è tardi, lui mi spinge dentro la sua macchina e mi porta nel parco lì dietro. Infila due dita dentro di me, continua a baciarmi, io gli graffio piano le spalle sotto la camicia, sento i muscoli tendersi. Non ce la faccio. Mi trascina fuori, mi appoggia contro il fusto di un albero escluso dal cono di luce del lampione: in un attimo tira fuori il cazzo e mi prende da dietro, la mia pelle sulle scaglie di legno tiepido. Non gli basta, mi gira di fronte, alza la mia gamba destra e mi scopa così, con una spinta profonda dal basso verso l'alto, guardandomi negli occhi, mettendo la sua lingua ovunque e io sono caldissima, lo so, sono aperta e sto godendo. Rusty dice mi fai impazzire, Laviny e viene subito, con un getto sull'erba.     

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martedì, 28 novembre 2006

 

Il Capo si sottopone ad un check up generale. Qualcuno dice ci sia già on line una foto di lui che conversa con il Cavaliere Mascherato nel corridoio dell'ospedale. Io non ci voglio credere perchè sarebbe la sua ennesima uscita come sfondo di telecamera. Ma si dice faccia molto bene all'ufficio e quindi, probabilmente, sarà buona la prima. Ieri ho aperto la porta della sua stanza, gli ho detto ciao e gli ho lanciato la palla da baseball: di cuoio invecchiato, come piacciono a lui le cose di sport usate e riusate, con le cuciture in rilievo che se ci passi sopra la mano ti piace, perchè è liscia e morbida e dura tutto insieme. Lui ha detto vieni qui, ha sollevato la gonna del mio vestito e l'ha passata tra le mie gambe, spingendo piano sopra le mutandine. L'ha annusata tirandomi a sè, baciandomi con la lingua, dicendo grazie è davvero bella. Poi l'ha sistemata sullo scaffale di cristallo, dove tiene gli altri palloni, al centro. Tutti si chiedono ancora cosa gli abbia portato.

Invece poi vorrei fare una lunga telefonata a te, per spiegarti, nel modo più chiaro possibile, come funziona, accertarmi che si accenda una luce e sperare sia quella giusta. E' vero, nasci centrocampista, diventi prima mediano, poi naturalmente difensore, ma secondo me avresti potuto essere un discreto attaccante lasciando la tua immane testa di cazzo in spogliatoio. Sono contenta dei tuoi messaggi mentre ero dall'altra parte del mondo, della tua chiamata a notte fonda per te e in pieno sole per me. Ma abbiamo questo problema sospeso di comunicazione. E' questa cosa intermittente, un filo che pende al vento e a volte collega, a volte no. Mi dici ho voglia di te, prendi due ore. Mi stai addosso dalla sera della partenza e non sei riuscito ancora ad afferrarmi.

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lunedì, 27 novembre 2006

New York in questi giorni è davvero speciale. Se escludi il Thanksgiving Day, nella tormenta di pioggia migliaia di ombrelli a guardare la parata dei mega ballons di Macy's e questa storia del tacchino ovunque, è così incredibile: cinque giorni in t-shirt, jeans e bolerino Fay scaldati da un sole primaverile inedito e un cielo spazzato limpido. Cinque notti tra Soho, il Village, Time Square e Madison Avenue con abitini leggeri Prada, completi estivi Patrizia Pepe, stivali Manolo senza calze. Abbiamo fatto l'amore ogni giorno, almeno due volte, aperti gli occhi e poco prima di uscire a cena, sotto il piumone in albergo, troppo stanchi con le gambe indolenzite come monelli in giro curiosi. E' come quando, in due, si va per strade mai battute e quartieri sonnecchianti e piccoli negozi vintage e ristoranti sorprendenti e si parla in un modo che capisci solo tu. E solo io.  

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lunedì, 20 novembre 2006

Scrivere fa bene. Lo penso da sempre. E' terapeutico, omeopatico e aiuta a fissare le cose, grandi o cazzate che siano, non importa. Io lo uso da poco prima del ginnasio, come metodo, e a volte si è rivelato decisamente meglio di attività onanistiche assortite o litigate reiterate o altri gesti liberatori vari. E' solo che le donne sono degli esseri inferiori, davvero. Io, in quanto appartenente al genere, posso dirlo e sottolinearlo senza timore che qualcuno possa venire a rimostrare. E ci credo sul serio. Sono deboli, insicure, zabette, tremendamente noiose e squallide quando ci si mettono. A volte mi chiedo se sia solo io perchè, escludendo il sentirmi per la maggior parte del tempo un'aliena, credo davvero di avere una sostanza distinta dalla maggior parte di loro - o di noi, che è uguale. Non affermo 'migliore', solo, profondamente differente. Non piango sul latte versato, non cerco spasmodicamente uccelli come unica ragione di vita, non soffro di ornitoprivazione - questo in effetti è un ottimo contro/postulato - non amo parlare di qualcuna che non sia io - ok, questo invece è un punto in meno per me, egoriferita grave - so ascoltare, so tacere se qualcuno mi chiede di farlo - e anche questa è per lo più una delusione per tutte quelle che mi raccontano un segreto pregandomi di mantenerlo tale, perchè, la seconda volta, non hanno più gusto a dirmi niente, dato che lì lo lasciano e lì rimane in concreto - sono fermamente convinta che l'uomo abbia un ruolo, sempre e comunque - quindi, offre lui, apre lui le porte, chiama lui per primo, banalità ottocentesche, sì, ma sotto questa luce la richiesta di un pompino non previsto - o altre omologhe specifiche - diventa immediatamente accettabile, a discapito di tante altre formule da galateo, non passo ore a chiedermi se lo rivedrò, quando e come, perchè ho la certezza che questo avverrà - sarà capitato o capiterà, dici tu, che Lui non chiami, nè avrà intenzione di farlo? sì certo, ti rispondo io, ma a quel punto per me non avrà più la benchè minima importanza e il mio interesse, già di per sè piuttosto precario, cadrà come una foglia in autunno e tanti saluti. Sono volubile, terribilmente volubile, non riesco a fissarmi, soprattutto con uomini 'sbagliati' - che poi: ma quali sono mai gli uomini sbagliati, me lo sai dire? - non soffro della sindrome iotisalverò - aiutati che Dio ti aiuta, piuttosto. Insomma, è stata una pausa pranzo tra donne, molto dura, cerca di capire.   

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domenica, 19 novembre 2006

Mi piacerebbe sentirti godere

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giovedì, 16 novembre 2006

La prima riunione è iniziata alle 9.00 e l'ultima deve ancora finire. Arriva l'account dell'agenzia per visionare gli ultimi layout, arriva anche l'Avvocato a dire la sua, controlla i dati societari, verifica le note legali, sottolinea le diciture non corrette e fila via che è un piacere. Anche il momento in cui si spengono le luci della sala riunioni e parte il dvd lascia tutti in sospeso per una manciata di minuti, speech del Capo e colonna sonora dei Foo Fighters compresi, ma poi si conclude con un ok, approvato. L'Avvocato si avvicina e mi dice Laviny, lo sai che gli amministratori delegati sono persone di una certa età, magari l'hard rock non è in linea con il nostro positioning. E io ci penso, in effetti, perchè tra le sue solite considerazioni logico matematiche, questa, è abbastanza centrata. Ma poi rifletto sul fatto che siamo tutti giovani qui e che il calcio, insomma, è una pratica dinamica e quindi lo tranquillizzo e si va avanti. Arriva la pausa pranzo, ma nessuno se ne accorge: la questione giornalisti tiene banco e si deve trovare una soluzione alla notizia dello sciopero prima del fischio d'inizio. Mi arrivano quaranta telefonate, una via l'altra, dalle redazioni: ci siamo, non ci siamo, mandiamo un solo giornalista per testata, non mandiamo neanche quello. Comunque la conferenza stampa è confermata, andremo all'avventura. Ci trasferiamo nell'ufficio del Capo, l'Avvocato se ne va, discutiamo a voce alta sul progetto: lui sottolinea la lentezza nella gestione, io ne ribadisco la precisione, due concetti opposti di vedere la cosa. I toni si alterano mano a mano che l'ufficio si svuota, quando entro alla toilette nemmeno mi accorgo che siamo rimasti soli. Lui arriva subito, lo vedo allo specchio dietro di me. Quello sguardo non è niente di buono, mi afferra le spalle, le sue mani scendono sulla camicetta, apre i primi bottoni, quasi ne fa saltare un paio. Prende il mio seno tra le mani, lo fa sgusciare fuori dal reggiseno a balconcino, pizzica i capezzoli che sono durissimi. Gli dico mi stai sul cazzo, lasciami stare. Il messaggio non gli arriva, si sta già aprendo i pantaloni dell'abito elegante, il suo cazzo è pronto da chissà quanto. Mi piega in avanti sul lavandino sospeso, prende i miei capelli tra le mani e li tira verso di sè, me lo spinge dentro con una spinta sola, senza nemmeno toccarmi un pò. Mi dice cosa vuoi? io gli rispondo stai lontano da me, lui apre bene il palmo, mi da un colpo pazzesco sul culo che mi lascerà un segno fino a sera e viene all'istante. 

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lunedì, 13 novembre 2006

Non è che non mi piaccia più leggere di loro, nè che io sia improvvisamente diventata una maestrina bacchettona. E' solo che mi sento esclusa, in un certo senso, ed in un certo modo provo invidia, ma anche repulsione. Non conosco gelosia negativa, la mia è solo aspirazione - e ispirazione - verso qualche cosa che vorrei provare anch'io, o forse solo il ricordo di lui. In ogni caso, sono andati oltre nel week end, lei si è lasciata scopare da un altro uomo, mentre lui la guardava e poi ha pensato fosse tutto finito, per sempre. Non lo so. Come la vivrei io. Non so se quella che immagina e si masturba e vorrebbe che fossimo in tre, a casa, a dividere letto pane aria, è la stessa donna in tailleur nero Prada che organizza la conferenza stampa ed elabora un piano di comunicazione. Lui ha detto il solo pensarla, rende una cosa reale. Non ha tutti i torti. Mi ha scopata da dietro, contro la cancellata prima dei campi dell'area di servizio, in mezzo ai camionisti in riposo. L'ho sentito dalla seconda spinta, all'inizio ero chiusa, non riuscivo a controllarmi e aprirmi come avrei voluto, ma poi sono diventata un lago, nella penombra nascosta solo da una siepe, tra il fluire delle macchine nel piazzale. Lui è venuto quasi subito, dice che le situazioni d'emergenza lo eccitano al limite e che con me tra le mani è impossibile dominarsi. C'era una vasca da bagno abbandonata ai nostri piedi. Non ce ne siamo accorti fino alla fine. 

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venerdì, 10 novembre 2006

Ho voglia di te. Mi manchi. La tua voce oggi è incredibile: parti per la montagna? Vieni da me, piuttosto, altro che chilometri e il bosco e la casa col camino e l'ascia piantata nel ceppo e la tua schiena sudata e gli addominali tirati. Voglio un'altra foto del fuoco che accendi, dopo aver attraversato il pendio. Ieri durante la conferenza stampa il video emozionale, la divisa con su il tuo marchio, per il campionato della Fondazione. E all'esterno, all'entrata del sotterraneo, i maxi pannelli, ancora tu. Ti ho detto che dal momento che presti attenzione, noti tutto, anche quello che è sotto i tuoi occhi da sempre. E io ho voglia di te. 

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martedì, 07 novembre 2006

Che questo sia di lezione la prossima volta che mi passa per la testa di avere a che fare con dei cazzoni più grossi, ignoranti e vecchi di me. In realtà il Selvaggio è stato davvero gentile ieri notte, con l'aperitivo, la cena e tutto quanto. E' che io mi sono sentita stranita fin dal primo minuto, quando sono salita sulla sua macchina. Non è stato come la prima volta, eccitazione stupore; più che altro un: cazzo quanto lo sento questo, lo conosco. E non è sempre una sensazione che voglio. Dopo sabato, lui ancora a letto alle sei di sera a cercare più volte di parlare con me facendomi sentire la sua voce post alcol-post notte in giro-post chissà che altro, avevo quasi deciso di lasciarlo all'avventura. Se ci penso in fondo non so perchè non riesca: è indiscutibilmente molto bello. Non chiedermi tutto qui, a volte basta e avanza.  

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venerdì, 03 novembre 2006

La prima regola è non parlare mai di quello che scrivo. La seconda regola è: non devo parlare mai di quello che scrivo. Ma oggi c'è il sole e questo vento che spazza e sa di neve, il Capo è andato e a parte voler guardare le mie autoreggenti mentre accavallo le gambe sulla sedia di fronte a lui, oggi non ha chiesto altro, quindi diciamo sono abbastanza predisposta. Non tantissimo, non la sono mai completamente, ma ci si può provare. Un po' perchè trovare ogni mattina il private zeppo di messaggi simili è una novità la prima volta, ma una lagna già dalla seconda, un po' perchè alla fine io esibisco e amo farlo. Allora: perchè risulta così incredibile leggere ciò che mi succede? Rileggo poco, ma in fin dei conti non credo di guardare giù da un baratro restando sospesa su un filo di seta. Potrei iniziare con le mie foto, ma qui si aprirebbe la vera e propria ridda: finchè pensi che dietro una storia ci sia una topa da biblioteca, con gli occhiali da vista spessi e le unghie smangiate, tutto fila meglio di quando te la ritrovi davanti bionda occhi verdi e tutto il resto. E' vero, ho detto cerco un maestro e questo ha giustificato in parte i messaggi e gli arrivi. Purtroppo ad oggi nessuno è ancora in regola, e devo essere sincera, gestire la serie di appuntamenti e persone che mi circonda non facilita il progetto. Ma io ho la pazienza di Giobbe, lo sanno tutti, e una volontà ferrea per cui conto di proseguire. Per chi sa leggere tra le righe, al momento, è tutto.

postato da: Laviny alle ore 13:20 | Permalink | commenti (7)
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