venerdì, 29 settembre 2006

 

Mi pulsa la testa. Un movimento concentrato in una zona precisa che si accende e si spegne ad intermittenza. Mentre cercavo di uscire dal bagno è caduto qualcosa e chinarmi è stato come sospesa su un filo a mille metri d'altezza, mentre invece erano i miei dieci centimetri di tacco, una vertigine fantastica. Il bello delle serate come quella di ieri è che il giorno dopo hai addosso tutti i segni, ma non ricordi niente. A parte la tua pelle, per un istante, sotto le dita. Ho fame come non mangiassi da mesi, butto giù litri d'acqua e ho questo sorriso sexy stampato su che mi dicono gira bene, eh? e in fondo io penso che sì, in fondo in fondo, gira davvero forte.

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mercoledì, 27 settembre 2006

Data l'ora, io non dovrei essere qui, ma al bar all'angolo, dentro uno spicchio di sole, in pausa pranzo. Lungo il tragitto nessuno ha parlato, la sua mano sola in mezzo alle mie gambe, frugando tra le mie mutandine, già bagnate. C'è traffico e arriviamo in ritardo, dovrei dirgli di riportarmi in ufficio, ma sono due settimane che non ci vediamo e non ce la faccio. Quando scendo dalla macchina faccio un respiro profondo per entrare nella stanza e farmi coraggio, perchè il motel, l'idea del motel, è davvero un clichè, è squallido e freddo e famigliare e talmente banale da mettermi i brividi. Nelle sue mani, un'impercettibile tensione che io vedo. Per quanti ne frequenti, allora, sei nervoso anche tu? Quando chiude la porta mi spinge sul letto, mi solleva e mi ci butta, letteralmente. Con i suoi due metri di altezza e quelle braccia da atleta e quelle spalle è come fossi una piuma. L'aria condizionata è ancora accesa. Gli dico che ho freddo, ma non mi da il tempo di fare nulla se non aprire la bocca, lasciare che la sua lingua ci entri. Riconosco il suo odore, mi bagno ancora di più. Dice: "tira fuori la lingua, leccami bene, saluta il tuo padrone da brava cagnetta". E io semplicemente lo faccio, gli lascio dire queste parole che finiscono dritte giù, tra le mie gambe. Le sue mani stringono ogni cosa, mi spoglia, lecca ogni parte che trova sotto di lui, io m'inarco per facilitargli tutto e non ho ancora detto una parola. Voglio che morda e tiri e mi faccia male, come sa fare. Mi accarezza il culo, lo schiaffeggia forte con il palmo della mano. "Ti sono mancate queste, vero?". Io gli dico sì, ma troppo piano e lui dice "più forte!" e io alzo la voce, quasi urlo mentre lui lascia un segno rosso, grande quanto la sua mano. E penso alla palla da basket che sa tenere tutta stretta nel palmo, quando gioca, e mi eccito di più e mi gira leggermente la testa. Mi guarda, dice apri gli occhi e guardami, è sudato, le labbra sono aperte, la lingua sulla mia faccia, sul collo, nella mia bocca. Prende i miei capelli, li stringe, li tira verso di sè. Io sono aperta, il suo cazzo è enorme, durissimo, fa male e godere insieme, non capisco più, sento solo questo. Penso che non dovrei essere qui, non dovrei farmi scopare da lui, sono travolta dalla mia voglia di cazzo. Del suo cazzo. Il mio desiderio è un cristallo limpido, conficcato dentro di me. Prende la mia cintura di cuoio, mi ci lega i polsi e spinge dentro più lentamente e più a fondo. Le sue gambe sono lunghissime, più delle mie, solo pensando alle sue gambe mi capita di bagnarmi, da questo capisco che la cosa è grave. Potessi leccargli tutta la pelle, mettermi in ginocchio ai suoi piedi e ricoprire tutta la lunghezza, impazzirei. Io sto venendo, ma non voglio dargli questa soddisfazione.

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martedì, 26 settembre 2006

Il fatto è che non basta volerlo: per essere amanti devi anche essere in grado. Come tutti i traguardi, devi impegnarti, fare un piccolo sforzo, dedicare tempo ed energie. Come ogni obiettivo che si rispetti, devi mettere un passo dopo l'altro e restare in bilico perfetto, con il ventaglio di carta in mano per controbilanciarti. Mica cala dal cielo, non ti viene naturale come alzarti la mattina, avere sete e fame, o cercare nel buio a tentoni il click della luce. 

postato da: Laviny alle ore 16:54 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 20 settembre 2006

In coda nel traffico di Milano devo prestare molta attenzione. Agli scooter, ai motorini, a quelli che guardando guardando si avvicinano troppo, ai tram, e alla bmw rossa. Lui arriva lampeggiando, da dietro. Dice che dalla moto si ha una visuale migliore, più ampia, che comprende tutti i dettagli, tipo se porto gli occhiali da sole, se indosso gli stivali, se porto la minigonna o un vestitino, come questa mattina. Devo stare attenta perchè c'è sempre un momento in cui, tra le macchine e gli autobus, incrocio dopo incrocio, lui si avvicina e si affianca bene, di solito dalla parte del passeggero e gli devo fare vedere le mutandine che porto. L'altra mattina è stato facile: avevo un grosso camion alla mia sinistra e quindi è stato solo un movimento rapido, allargare leggermente le gambe, lasciare che lui guardasse, avevo una gonna molto stretta e corta. Ma oggi se l'è goduta fino in fondo. Lentamente, semafori verdi, strada semi deserta, incrocio perfetto, a pochi metri dall'ufficio, l'ultima possibilità prima della sua deviazione. Si è affiancato, ho piegato la gamba in modo che il tessuto leggero dell'abito salisse naturalmente, che vedesse lo stivale nero Richmond sulla mia pelle ancora abbronzata, le mutandine nere di lycra. Lui ha piegato leggermente la testa in avanti, per vedere meglio e ha abbozzato un sorriso. Io ho guardato davanti a me e sono ripartita. Però mi sono bagnata.      

postato da: Laviny alle ore 09:14 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 12 settembre 2006
Qui non si tratta di Situazione, quanto piuttosto di Maestro Perfetto. Perchè lo cerco? Forse perchè il sesso mi ubriaca ed è l'unica cosa ancora in grado di non annoiarmi.
postato da: Laviny alle ore 15:38 | Permalink | commenti
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lunedì, 11 settembre 2006

Non ho ancora bevuto il caffè, nè finito la bottiglia da mezzo litro di acqua Evian che ho portato da casa. Non ho acceso il cellulare, perchè voglio che lui ci sbatta il grugno quando proverà a chiamarmi, capendo di avere fatto l'ennesima cazzata sabato sera. Deve avere già provato, a quest'ora. Lui può permettersi il lusso di arrivare in ufficio anche a mezzogiorno, lui. Mentre io, responsabile comunicazione del Master Calciatori and Co., se non entro e timbro in tempo giù occhiatemugugnialzatedisopracciglia. E' giusto così: alla fine io faccio quello che voglio, lui un lavoro che odia. Come si può scopare in modo talmente vicino alla perfezione e detestarsi amichevolmente allo stesso tempo? Come può un uomo essere involontariamente sexy e volontariamente stupido? Questa mattina, in coda nel traffico, ho ripensato alla teoria della Situazione Perfetta e ancora una volta sono giunta alla conclusione che non sia realizzabile. Gli elementi sono banali, ma l'insieme non regge. Almeno, non a lungo e comunque non abbastanza: un uomo - un appartamento (comodo, nel senso, dovrebbe essere ubicato in prossimità del centro, al massimo in Giannino Dep., zona navigli sarebbe già un problema) e vuoto (nel senso non co-abitato da amicasorellamogliezia e simili) - tempo (non troppo, nè troppo poco, che preveda mattine libere, pause pranzo libere, pre-aperitivi liberi, pre-cene liberi, una tantum post-cena liberi) - completa gamma di possibilità (eccetto pratiche estremamente estreme che possano lasciare segni visibili dopo ore) - nessuna domanda. Non mi sembra così complicato.

postato da: Laviny alle ore 10:38 | Permalink | commenti
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lunedì, 04 settembre 2006

Ieri pomeriggio ho pensato a lui in modo tangibile che quasi potevo sentivo il suo odore, chiusa in bagno. Ho aperto il cassetto, l'ho fatto ancora, ma ti giuro che non era mia intenzione. E' sempre dentro la sua confezione che sembra nuovo. Mi sono sempre chiesta se poi l'odore si senta, ma forse no, rimane tutto sulle mie dita. Vaporizzato come il profumo di Gucci sul collo. Avevo voglia di vederlo, di farmi mettere le mani addosso come lui fa, di sentire il suo cazzo dentro, così enorme che non mi sembra possibile entri tutto. E invece sì, ogni volta, anche dove non si può. E invece sì. Ma, come mi aspettavo dato il mio rimandare degli ultimi giorni, assoluto silenzio da parte sua. Anzi, una risposta secca al mio sms "Non meriti risposta", sì che la merito e tu lo sai molto bene. Lo sai che non posso rimanere fredda a lungo, ascoltare delle tue ultime imprese con quel medico "molto figa" in pronto soccorso, del vostro accordo segreto per scoparla, mentre l'altra di riprende il suo uomo. Fingo un po', lo sai che sono brava, ma poi scoppio, dentro, e mi sale un incazzo incontrollabile. E' quello che vuoi, in questo momento, lo sento. Io non ti cago, tu lo fai ancora meno. Io ti voglio, tu impazzisci di desiderio. E' direttamente proporzionale a quello che decido io. Quindi, chiusa in bagno, mentre il mio vibratore faceva il suo dovere a fondo, come sempre senza deludermi, pensavo a te, coglione, alla tua maglietta adidas aderente, alle tue nike, ai tuoi pantaloni della tuta troppo stretti, dopo l'allenamento di venerdì, quando con l'aria più innocente del mondo mi hai chiesto se saresti stato abbastanza elegante per Glam City e io avrei voluto strozzarti, lì, seduta stante, in palestra, davanti a tutti. Perchè eri tremendamente sexy, così. E lo sai.

postato da: Laviny alle ore 17:28 | Permalink | commenti (1)
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