
Parcheggio sul marciapiede, due uomini seduti al bar di fronte a bere un caffè mi seguono con lo sguardo finchè non imbocco il tuo cancello e sparisco dentro. L'ascensore si ferma al secondo piano, dietro la porta musica molto alta. Non cambi mai. La blindata si apre, intravedo il tuo corpo nudo che si ributta a letto. Non ci diciamo buongiorno. Non ci diciamo niente. Sollevo la longuette, salgo sul letto e apro le gambe su di te. Butto la borsa Gucci sul cuscino di fianco, si rovescia, escono le chiavi e il portafoglio Louis Vuitton, ho ancora il trench Fay addosso. Ti tiri su, prendi il mio viso tra le mani, mi baci con la lingua, ripetutamente la spingi in fondo, un movimento che mi eccita. O forse i tuoi capelli, ora liberi dai dread, così lunghi dall'ultima volta che ci siamo visti. Folti, non si sono rovinati poi tanto. Penso per un attimo a G. così fiera di aver fatto un buon lavoro con te, quel pomeriggio caldissimo, prima di partire per Torino. Prima di conoscere lui. Molto prima di conoscere lui. Il tuo cazzo è duro appena sfiori la mia pelle, non mi dai tempo per nulla. Dici solo, slaccia la camicetta se non vuoi che ti strappi tutto via. Tolgo la giacca, sfilo la collana Bulgari, lascio la gonna a terra. Rimangono solo le scarpe Lombardini, lacca bordeaux, plateau alto, con la zeppa. Lecchi le mie caviglie, dici, bellissime queste, come le porta Dita Von Teese. Mentre spingi dentro a fondo, prendi il mio piede in bocca, lo lecchi, lecchi ogni dita. Sprofondo in un lago. Penso che nonostante la barba e i capelli da due giorni di nave di trasferta in Sardegna, tu sia un lucido osservatore. Sono aperta. Non ti vedo da giugno, ma è come non ti avessi mai lasciato. Sono sciolta, naturale, i capelli sciolti sul lenzuolo. Mi lascio fare come vuoi, in tutti i modi. Mi giri e mi rigiri. Acceleri e poi ti fermi. Io tremo. Godo con te, ma tu esci fuori. Dici, cazzo mi fai venire subito, non va bene così. Vuoi anche il mio culo: io sono depilata, completamente. Lo apro piano, con le mie mani, per lasciarti vedere bene. Non l'ho fatto per te, ma ora non importa. Volevo partire, subito dopo la partita e dopo il week end. Lui non era solo, ha continuato a cercarmi tutto il tempo. Così ho pensato che sia troppo presto e che rimanderò a settimana prossima. Se l'ho conosciuto, un po' è merito anche tuo. Quando esco di qui, la prima cosa che faccio, è chiamarlo e raccontargli come mi hai fatta godere oggi.

E' nell'aria/ancora il tuo profumo/dolce caldo morbido/come questa sera/mentre tu/mentre tu/non ci sei più/E questa sera nel letto metterò/qualche coperta in più/perché se no avrò freddo/senza averti sempre/senza averti sempre addosso/e sarà triste lo so/ma la tristezza però/si può racchiudere/dentro una canzone/che canterò..../Ogni volta che avrò voglia/di parlarti/di tenerti/di toccarti/di sentirti ancora mia/...è stato splendido/...amarti/...senza averti sempre addosso/...dentro una canzone.../
E quando un giorno t'incontrerò/magari per la strada/magari proprio sotto casa tua eh!!!/ma guarda il caso però/guarda il destino splendido!/crudele e splendido!/E intanto i giorni passano/e i ricordi sbiadiscono/e le abitudini cambiano!/E' stato splendido..../E' stato splendido/E' stato splendido.

A volte si deve partire per aver davvero voglia di tornare. E' quello che succede qui, ora. Ne sento quasi il sapore. A metà di un giorno pigro ed improvvisamente ancora caldissimo, le immagini sono di nuovo pubblicate, i pezzi tintinnano, un dito svogliato ritorna. Ne hai bisogno. Leggo stralci e penso, neanche male, così. Non mi sono disintossicata, non ci sono riuscita. Però non vado in overdose da tempo e almeno questo è un fatto. C'è un altro calciatore in giro. E questo è il secondo fatto.
Tengo duro.

Non t'ho insegnato io / quello che stai facendo adesso da dio / mi fai tremare il cuore / mi fai smettere di respirare / domani sarà tardi / per rimpiangere la realtà.


Dal calcio e suoi derivati. E' possibile?

Le coincidenze non esistono, nemmeno quando il tuo sguardo penetra le telecamere, fuori dagli spogliatoi, e mi raggiunge. Torino brucia, sotto i tendoni del tunnel manca l'aria. Indosso pantaloni a sigaretta e camicetta nera Prada, i capelli raccolti in una coda, vorrei essere nuda. Sto parlando con il nostro sponsor più importante e tu ti fermi, prima di entrare in campo. C'è ancora tempo prima del riscaldamento, P.B sta cantando la sua hit più famosa sul palco, circondato dai bambini delle coreografie. Sei abbronzato, gli occhi blu, i capelli bagnati. Resti in bilico la frazione di secondo per ricordarmi l'odore dei vestiti bagnati di sale e la tua macchina sulla spiaggia, aperta. Il tuo corpo spinge forte, fai quasi male dentro di me. Ma quanto mi fai godere, anche questo. Arrossisco, spero che il cliente non lo noti, a dire il vero, nemmeno tu - ma ovviamente sì, lo so perchè sorridi stretto. Quanto tempo è passato? Lavoro ancora al giornale durante la settimana e la domenica sera issata sullo sgabello, un'ora di diretta in televisione a parlare di calcio, di voi. E di te. Grandi passi. Tu ora sei un professionista. Io la donna giusta, al momento giusto, con il lavoro giusto. A fine partita, dopo la premiazione che riporta i gobbi in serie A, mandi qualcuno con un bigliettino in sala stampa: Ti ho voluta più di dieci anni fa a tutti i costi e oggi ti rivedo e non è cambiato niente. Rimani sempre molto bella, questo è il mio numero. Spero di vederti quanto prima.

Agire Credere Sperare. Riesci a farmi ridere mentre schiaccio invio per la tua rassegna stampa con un piccolo allegato. Stasera mi leggerai. Io non ci sarò.